Recensioni sulla graphic novel “Anne Frank” di Ari Folman e David Polonsky
DUE IN UNO
28 aprile 1944
Sul solito letto decrepito nella soffitta dell’Alloggio Segreto.
Sempre le due stesse anime giovani e vogliose di vivere.
O forse tre.
Stiamo parlando della vita frenetica di Anne Frank, una ragazza tedesca ebrea che, per sfuggire al nazismo, si trasferisce con la propria famiglia in Olanda in un alloggio segreto ad Amsterdam, sopra la fabbrica del padre.
È una sera fin troppo simile alle precedenti, sono passati 21 mesi dall’arrivo di Anne nell’Alloggio Segreto, ma solo pochi giorni dal primo bacio con Peter, il figlio dei Van Daan, i suoi coinquilini, anch’essi ebrei, quando Anne, abbracciata sul divano proprio con Peter, si rende conto di una cosa molto importante: ci sono, in verità, due Anne, due sue personalità che si alternano e che convivono in lei; la Anne sfacciata e burlona e quella dolce e premurosa, che viene fuori più raramente, ma non per questo, secondo Anne, deve sottostare all’altra.
La vignetta del graphic nobel che ho scelto di recensire ritrae Anne, in primo piano, al centro della tavola, appoggiata con la testa alla spalla di Peter e con le ginocchia al petto. Il volto di Anne, contornato dai suoi inconfondibili capelli corvini e ribelli, proprio come lei, è rilassato e gli occhi chiusi trasmettono una sensazione di serenità, mentre il piccolo sorriso, solo accennato, fa capire che questo è uno dei suoi veri, rari, bei momenti.
Una luce calda illumina la scena ed è in perfetta sintonia con i toni anch’essi caldi della parete gialla, con la camicetta arancione sbiadito di Anne e anche con la sua sgualcita gonna marrone.
Di fianco ad Anne, sulla destra della vignetta, c’è Peter, anche lui con gli occhi chiusi e un’espressione rilassata. I suoi capelli marroni e ordinati sono dello stesso colore della cintura consunta e rovinata dal tempo. La camicia è di un grigietto azzurrino, forse in origine un bianco puro, mentre i pantaloni blu sono in sintonia con le lenzuola a righe ondulate bianche su sfondo oltremare del letto sul quale si trovano.
Sopra le loro teste c’è una mensola dello stesso colore giallognolo della parete un po’ scrostata a cui è fissata Sopra ci sono molti libri con copertine dai colori variopinti, ma ormai ricoperte da un leggero strato grigio id polvere che si è formata col tempo e che nessuno hai mai pensato di togliere.
Accanto ai libri si trovano anche un piccolo specchietto che riflette un pennello da barba e perfino una piccola coppa dorata.
Però, come avrete notato, fino a questo punto, la vignetta in questione sarebbe solo una in mezzo a tante altre, ma non è così.
Infatti, Anne, con una mano stringe il braccio di Peter, ma l’altro braccio è disteso verso sinistra e la mano, in segno di silenzio, è posata delicatamente sulla bocca di una terza figura: Anne.
Sì, esatto, nella vignetta ci sono ben due Anne, una al centro, vicino a Peter, e una nell’angolo sinistro, al margine dell’immagine, con la mano dell’altra Anne appoggiata sopra la bocca. Stessi capelli neri, stessi vestiti, stesso volto. Fisicamente sono identiche, due gocce d’acqua, ma in verità c’è un piccolo, unico dettaglio che le differenzia: se la prima è rilassata e semisdraiata vicino a Peter, con la schiena appoggiata al muro, la seconda, al contrario, è seduta con una postura attenta e con lo sguardo rivolto verso la sua copia. Sembra quasi che voglia fare qualcosa, dire la sua, ma l’altra Anne non glielo permette.
L’altra Anne che è un grande buco nero.
Lei.
La Anne che nessuno conosce davvero.
La Anne che alloggia negli anfratti più profondi del suo stesso cuore.
La Anne che non esce quasi mai.
La Anne che si nasconde e che priva il mondo dell’amore di cui è capace.
La Anne dei momenti occasionali.
La Anne di Peter e di nessun altro.
E ora che si è fatta vedere ed è uscita allo scoperto solamente per Peter, non lascerà che l’altra Anne più violenta e brusca si intrometta e sia d’intralcio.
Però, secondo me, questa versione più dolce è assolutamente padrona si sé stessa, decide lei quando uscire e quando nascondersi. Quando donare amore e quando lasciare che l’altra Anne più sfacciata prenda il sopravvento e faccia il proprio lavoro.
É lei che comanda tra le due, è lei la mente ed è una sua scelta quella di uscire di rado. Secondo me, non è l’altra versione che prende il comando e non le dà spazio, come pensa Anne e come può sembrare all’apparenza.
La Anne sbruffona è pura irruenza e pensa solo a farsi vedere il più possibile con la sua prepotenza, ma è l’altra, calma e temperata che comanda e quando capisce che è il momento di farsi avanti le basta fare un cenno che l’altra Anne si ritira, pronta a farle spazio.
É proprio questa la scena illustrata nella vignetta: lo scambio di personalità, il momento in cui la prima e la seconda Anne si invertono.
Ma la domanda più scontata che a chiunque verrebbe è: “Ma perché la Anne più affettuosa non cerca di mettersi in risalto, dato che è lei che ha più controllo di sé?”
Secondo me la Anne più gentile si comporta in questo modo ed esce davvero raramente proprio perché sa che in Anne, tra il lato più dolce e premuroso e quello egocentrico e beffeggiatore, prevarrà sempre il secondo, perché ognuno di noi è nato con un carattere che lo rappresenta esteriormente e che si porterà appresso tutta la vita, bello o brutto che sia. Anne non sarebbe la vera sé che tutti noi conosciamo se non avesse avuto il suo carattere difficile. Non avrebbe mai avuto conflitti con la madre o con la sorella Margot, forse non si sarebbe innamorata di Peter e lui di lei e magari non avrebbe mai perfino scritto quello che noi abbiamo potuto leggere, il suo diario.
Quindi io penso che sia un bene il fatto che la Anne amorevole esca più di rado perché è giusto così, non si può essere una persona che non sì è e cercare di avere un carattere che non si ha, è impossibile, ve lo giuro. Io ho sperimentato sulla mia pelle cosa vuol dire provare ad assomigliare a qualcun altro oltre a non arrivare a nessun risultato, non si sta neppure bene con sé stessi, che è la cosa più importante, perché significherebbe mentire a te stesso e a tutto il mondo per ogni singolo secondo della propria esistenza.
Per molti mesi della mia vita mi sono autoconvinta che ci fosse un lato di me da eliminare completamente e sostituire. Quel lato più timido e introverso che preferiva il silenzio al rumore, gli sguardi alle parole.
Per troppo tempo ho cercato di rimpiazzare quella parte di me con quella più estroversa, allegra e vivace che, però, si nascondeva al buio dentro di me. La forzavo a palesarsi anche se in qualche modo, al tempo stesso, sapevo di stare sbagliando.
Quando smisi di provare disperatamente a essere qualcuno che non ero, col tempo, riuscii a ritrovare da sola il mio secondo lato, quello più socievole, quello che magari gli altri preferiscono.
Comunque, io non sarei sicuramente me stessa senza i miei momenti di solitudine e timidezza, che poi, sono anche quelli che preferisco, esattamente come Anne non lo sarebbe senza i suoi di rabbia e di testardaggine.
Alla fine, di tutto questo io penso che sia più che giusto lasciare sempre un po’ di spazio nelle nostre giornate, in modo equilibrato, a tutte e due le nostre personalità, anche a quella che si nasconde di più, come dice Anne, che pensa che la sua seconda personalità non si debba lasciar troppo sopraffare dall’altra.
Ma al tempo stesso sono convinta che nessuno di noi è perfetto e se c’è un lato che è un po’ sopraffatto dall’altro…è giusto così, perché noi dobbiamo essere ciò che siamo e non sforzarci inutilmente a cambiarci troppo. Certo, non c’è niente di male a provare a equilibrarsi un po’, a volte. È una capacità che non tutti possiedono, quella di capire quali sono i momenti giusti per far emergere la nostra versione più appropriata in base alla situazione, però non bisogna mai esagerare e alla fine la cosa importante è essere sé stessi.
Anche nei momenti di sconforto in cui vorresti davvero essere un’altra persona e far venire fuori l’altro lato di te, che però non vuole emergere e ti sembra che sia completamente scomparso, non preoccuparti, le tue due personalità sapranno benissimo quando uscire e, anche se a volte non sembra, ricorda che siamo sempre due in uno.
Viola Ballabio, 2D
UN ULTIMO FELICE COMPLEANNO
Felicità, gioia e tranquillità sono i protagonisti di questa tavola che si trova all’inizio del diario di Anne Frank, quando lei scarta i regali del suo tredicesimo compleanno e trova un oggetto che le cambierà la vita.
Anne e’ una ragazza tedesca ebrea, che , per sfuggire al Nazismo, si trasferisce con la sua famiglia in Olanda e poi si rifugiano in un alloggio segreto ad Amsterdam, sopra la fabbrica del padre.
Mentre scarta i regali, Anne riceve un diario e subito capisce che è speciale e che diventera’ l’amica del cuore che non ha mai avuto, decide di chiamarlo Kitty.
L’immagine che ho scelto è una tavola illustrata che occupa una sola vignetta nella pagina; rappresenta Anne che scarta un regalo, quello del padre , e ci trova dentro il diario.
In primo piano si vede Anne che scarta il regalo, dietro c’è suo padre che la osserva con felicita’.
In secondo piano ci sono le due amiche e la sorella Margot e in terzo piano, c’è sua madre, che porta un vassoio con due tazze ed una teiera.
Lo sfondo raffigura un salotto con uno scaffale, un divano, un quadro ed una lampada.
Secondo me, la scelta di mettere il padre in primo piano, Margot e le amiche in secondo piano e la madre in terzo piano, non è stata fatta a caso; infatti, in primo piano viene raffigurato Otto Frank perché Anne tiene molto a suo papa’, in secondo piano la sorella perche’ Anne è un po’ gelosa di lei e le amiche perchè non le ha mai ritenute delle sue vere amiche del cuore e in terzo piano la madre con cui Anne affronta molti litigi e discussioni e che quindi non la considera tanto importante.
Anne si trova piu’ o meno al centro dell’immagine; guardando l’espressione del viso, sembrano tutti molto felici, in particolare Anne, perchè finalmente riceve qualcosa su cui scrivere tutte le sue emozioni che è mai riuscita ad esprimere.
Ad evidenziare il tema della gioia e spensieratezza ci sono i colori accesi utilizzati nell’immagine.Da questo momento in poi Anne scrive tutti i suoi pensieri su Kitty , il diario;
infatti, a pagina 34 e 35, sfoga tutta la sua rabbia che prova nei confronti della sorella e di tutti quelli che pensano che sia inferiore a Margot.
Di questa tavola mi ha colpito come un semplice diario possa diventare la cosa piu’ importante nella vita di Anne.
Mi sono anche immedesimata in lei, perchè anch’io da piccola avevo un piccolo quadernino dove ogni volta che mi arrabbiavo , scrivevo cosa mi era successo, poi strappavo la pagina , la accartocciavo e la buttavo via nel cestino e cosi’ facendo mi sentivo molto più allegra e tranquilla.
Leggendo questa tavola, però, mi sono sorti dei dubbi , ad esempio come mai Anne chiama il suo diario Kitty ? Ha un significato questo nome?
Dopo questo giorno la vita di Anne diventerà un vero incubo, ma almeno si è goduta al meglio il suo ultimo felice compleanno che per lei sarà indimenticabile.
Elisa Carzaniga, 2D
LE STATUE DEL CONFRONTO
“Perchè non prendi esempio da tua sorella?!?”, “Margot non lo farebbe mai”, “Guarda quanto è brava Margot, non come te!”. Queste sono le frasi che Anne si sente dire da tutta la vita dai suoi familiari. Ma chi è Anne? Sto parlando di Anne Frank, una ragazza ebrea che nacque il 12 giugno 1929 e morì nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1945 all’età di 15 anni. Per circa due anni della sua vita si nascose in un nascondiglio segreto sopra l’ufficio del padre ad Amsterdam. Qui scrisse il suo diario di vita ormai famoso in tutto il mondo. Il mio compito sarà illustrarvi una tavola che io ho scelto del graphic novel “Anne Frank – Diario” di Ari Folman e David Polonsky e poi commentare.
Torniamo alla recensione: la mia tavola si trova a pagina 84 dopo una scena di litigio tra Anne e i suoi genitori ed è datata nel diario 30 ottobre 1943. Dopo la scena c’è un testo che racconta l’amore di Anne per il padre e la gelosia che prova quando egli loda la sorella Margot mettendola a confronto con lei. Successivamente Anne inizia a usare parole cattive e negative per descrivere la mamma e la sorella come “Persone che possono andare dal diavolo” facendo capire la rabbia e la tristezza che prova in quel periodo. Alla fine del testo c’è una frase che dice “Margot è” e dopo questo punto inizia la mia tavola.
L’immagine è un disegno non riquadrato che occupa ⅓ della pagina ed è una caricatura del volto di Margot su quattro statue di personaggi famosi. Le statue hanno la faccia di Margot e le caratteristiche dei personaggi ( i vestiti, gli accessori, le pose, …). Le immagini sono di color bianco con delle ombre e sono rappresentate con un piedistallo che sorregge mezzobusto per dare risalto al viso che è la parte più importante della tavola. L’immagine è statica con uno sfondo bianco. Sotto ciascuna delle statue c’è una didascalia che si lega con l’immagine. Ad esempio: Margot è “la più intelligente” e c’è Atena rappresentata con l’elmo e la civetta, “la più buona” e c’è Gesù con l’agnello sulle spalle, “la più bella” e c’è la statua della dea dell’amore con una ghirlanda di fiori e infine Margot è “la migliore!!!” dove viene rappresentata con una ghirlanda di alloro, come simbolo di vittoria quindi la numero uno; in più i punti esclamativi alla fine mi hanno fatto pensare ad un urlo di una folla in delirio che tifa per Margot mentre Anne è stata sconfitta dalla prima.
Ho scelto questa tavola perché il tema del confronto tra sorelle si ripete svariate volte nel diario e viene rappresentata sempre in modo diverso, ma questa tavola mi ha colpito di più delle altre.
Il tema del confronto l’ho scelto anche perchè mi ha ricordato quando mia nonna mi raccontava dell’odio che provava verso sua mamma perché la metteva sempre a confronto con sua sorella dicendo che Sandra (la sorella) era più educata, più bella, più normale di mia nonna così come Margot e Anne. Mia nonna me lo raccontava con un tono scherzoso, Anne invece trasmette proprio la sua rabbia e la sua tristezza usando anche parole forti.
L’odio, la rabbia e la solitudine hanno caratterizzato la vita della povera Anne, ma cosa avrebbe pensato di ciò se fosse ancora viva? Proverebbe ancora l’odio che provava per la mamma? Le divergenze tra lei e la sua famiglia si sarebbero risolte? Chissà cosa avrà pensato Otto Frank quando lesse il diario di Anne dopo essere tornato da Auschwitz?
Giacomo Cereda, 2D
INDUBBIAMENTE DIVERSE!
Eccoli, sono sempre lì, passano i giorni; è il 7 Marzo 1944, sono lì ormai da due anni e le diversità tra i coinquilini cominciano ad emergere; soprattutto rispetto alla madre Edith Frank, ma prima descriviamo un po’ di Anne, la nostra protagonista: lei è una ragazza tedesca-ebrea che, per sfuggire alle persecuzioni naziste, si trasferisce con la sua famiglia in Olanda e poi si rifugiano in un alloggio segreto ad Amsterdam, sopra la fabbrica del padre.
L’illustratore, in queste due piccole immagini, mostra molto bene la differenza di carattere tra lei e sua mamma, soprattutto come combattono in due modi totalmente diversi la depressione. La madre, infatti, ringrazia il Signore per non essere morta o per non essere deportata nei campi di concentramento, al contrario della figlia Anne che non prega né ringrazia il Signore, lei non “guarda indietro” verso la situazione in cui si trova ma si sforza di pensare solo al bello scrivendo un diario e cercando di immaginarsi altrove.
L’immagine, rispetto alla pagina, occupa un piccolo spazio tra due parti di testo ricavate dal diario di Anne come ho detto prima, si vede Anne in due atteggiamenti diversi (lei, Anne, interpreta anche la parte di sua mamma: nella prima immagine (quella di sua mamma) si vede che ha le mani giunte in preghiera ed in secondo piano vediamo dei soldati nazisti che arrestano gli ebrei; si possono vedere i suoi occhi chiusi e tristi; al contrario, nella seconda immagine, vediamo sempre Anne che dà le spalle ai soldati ed agli ebrei come se non fosse successo niente ed in secondo piano vediamo un arcobaleno tutto colorato, i suoi occhi sono speranzosi, ben aperti verso il futuro (l’arcobaleno) per lasciarsi indietro il passato (le persecuzioni).
Il tema di questa tavola è il confronto tra lei e sua mamma durante un periodo pesante, difficoltoso e soprattutto deprimente dato la situazione in cui stavano vivendo.
Questa scena mi ricorda tanto la pandemia del Covid 19 in cui eravamo “quasi imprigionati” in casa nostra e ogni sera mia mamma e la mia famiglia pregavano per tutto quello che stava succedendo; io non avevo ancora capito la gravità della cosa; devo essere sincera, io ero felice: non andavo a scuola così mi potevo alzare all’ora che volevo, giocavo tutto il giorno visto che a quell’età pensavo a giocare e organizzare “nuove avventure” con l’aiuto di mio fratello, ma se devo trovare una cosa che mi dispiaceva era non poter vedere “dal vivo” ed abbracciare i miei nonni, li vedevo tramite videochiamata, i miei amici li vedevo sempre in videochiamata come le lezioni che si svolgevano nell’arco della giornata … la famosa DAD.
Fortunatamente, però, io non avevo paura come Anne di essere portata via da casa mia e dalla mia famiglia ed essere deportata in un campo di concentramento e non tornare più.
CECILIA FOSSATI – 2 D
Notti infinite a piangere
“Maleducata, esagerata, furba, pigra, ridicola, stupida, egoista, vigliacca, calcolatrice…” queste parole causano ferite invisibili ad Anne.
La tavola che mi ha colpito di più è quella datata Sabato 30 gennaio 1943 del diario di Anne Frank, una ragazza ebrea tedesca, che per sfuggire al nazismo si trasferisce con la sua famiglia in Olanda, in un alloggio segreto ad Amsterdam sopra la fabbrica del padre.
Anne si trova lì ormai da 7 mesi quando racconta sul suo diario che in quel periodo sta litigando pesantemente con sua madre.
L’immagine che ho scelto è una tavola illustrata che si trova al centro di una pagina in mezzo a due parti di testo, dove viene ritratto con un dialogo in vignetta il litigio tra Anne e sua madre; la ragazza è arrabbiatissima e ha la faccia tutta rossa parzialmente coperta dai capelli scombinati e indirizzati in avanti, indossa una maglietta gialla scura a maniche lunghe; tiene le braccia tese in avanti verso la madre che le sta di fronte e le mani quasi chiuse a pugno per via della rabbia; la nuvoletta del dialogo di Anne è frastagliata per far capire il tono brusco e arrabbiato delle sue parole; la mamma invece è composta, indossa una vestaglia, tiene un braccio davanti alla faccia con l’indice alzato in segno di rimprovero verso Anne a cui parla con un tono pacato; sopra e sotto l’immagine c’è una parte di testo in cui Anne esprime i propri pensieri. Nel testo lei racconta le tante situazioni in cui si è sentita giudicata ed esclusa dalla propria famiglia, come quando a cena la sgridavano continuamente per il suo comportamento nei loro confronti.
La tavola vuole far capire meglio il difficile rapporto che Anne ha soprattutto con sua madre, che la rimprovera qualunque cosa faccia, e anche il continuo confronto con sua sorella che agli occhi dei genitori sembra santa.
Mi ha colpito molto il suo discorso nel quale emerge veramente bene il fatto che ogni cosa che lei fa, per gli altri è sbagliata. Inoltre mi ci rivedo molto, perché mia mamma tante volte non riesce a capirmi e non so cosa fare per accontentarla, ma a differenza di Anne io generalmente ho un buon rapporto con i miei genitori, anche se come lei a volte mi arrabbio molto e rispondo senza ragionare per poi chiudermi in me stessa.
Ad un certo punto Anne mostra le sue ferite raccontando le situazioni in cui si sono aperte e i momenti in cui le sente ancora, cosa che non è mai riuscita a fare con nessuno per la paura di essere presa in giro e non essere capita, la notte non dorme perché la passa a piangere per la disperazione di tenersi tutto dentro senza poter aprirsi come vorrebbe.
Parlando del suo carattere spiega di essere una ragazza molto diretta, non riesce ad essere carina con le persone che le stanno antipatiche, preferisce essere sincera e dire subito la verità senza fare prima l’amichetta e poi sputare le cose in faccia il giorno dopo. Poi dice che tante volte vorrebbe avere un altro carattere in modo che non siano tutti contro di lei,vorrebbe spedire una lettera a Dio per chiedergli di poter diventare carina e socievole.
Io invece sono il contrario di Anne, la maggior parte delle volte non riesco proprio a dire le cose in faccia, anche quando vorrei e dovrei, ho paura delle conseguenze che potrebbero derivarne, soprattutto se si tratta di amicizia e legami, anche io però alcune volte vorrei avere un carattere diverso perché nonostante non sembri, sono molto emotiva e anche in situazioni stupide non riesco a trattenermi e mi infurio o mi rattristo; per questo mio atteggiamento magari le persone pensano sia arrogante, senza però conoscere il vero motivo per cui mi arrabbio o piango.
Il graphic novel mi è piaciuto tantissimo e la tavola che ho scelto, secondo me, esprime benissimo il rapporto tra Anne e sua madre, argomento che viene ripreso in molte parti del libro.
Se solo riuscissi…tua Anne.
ELISA PUCCINI – 2D
